domenica 27 maggio 2018

Attacco eversivo al governo di Conte: la posta in gioco

di Alessandro Negroni

È in corso un attacco che non esito a definire eversivo nei confronti del governo di Giuseppe Conte, “eversivo” in quanto mira a rovesciare l’ordinamento costituzionale italiano, in particolare sopprimendo la volontà popolare che si è espressa nelle elezioni del 4 marzo.


L’attacco eversivo è condotto a più livelli e vede impegnate diverse forze, dalla finanza mondialista agli apparati politico-burocratici dell’Unione europea, fino ai mass-media nazionali e internazionali.

Lo spread (ossia la differenza di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi) ha subito in questi giorni un significativo aumento che rappresenta una sorta di avvertimento di tipo mafioso agli italiani contro qualsiasi ipotesi di cambiamento.

La stampa internazionale ha attaccato pesantemente il nascente governo Lega Movimento 5 Stelle, basti qui ricordare l’editoriale del New York Times “I populisti prendono Roma”, ove Conte viene descritto come “uno sconosciuto la cui unica capacità è quella di essere disponibile a eseguire gli ordini” di Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e l’articolo del The Economist intitolato “In Italia si forma uno strano nuovo governo” che rappresenta il primo ministro incaricato come il “servitore di due padroni”.

Anche la casta politico-burocratica dell’Unione europea è in piena attività contro il nascente governo italiano, e non sono neppure mancate le deliranti parole di Jean Claude Juncker che, neanche se in Italia si stesse per proclamare il Terzo Reich, ha affermato: «Siamo vigili per salvaguardare per intero i diritti degli africani che sono in Italia». Ma perché Juncker non è vigile quando i suoi amici del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale conducono in Africa delle politiche neoliberiste che distruggono l’ambiente e devastano le esistenze degli africani costringendo le persone ad affrontare rischiose migrazioni? In realtà le parole di Juncker sono un messaggio trasversale per dire che l’Italia è sotto il pieno controllo dell’Unione europea.

Qual è la posta in gioco dell’attacco al nascente governo giallo-verde?

La posta in gioco è il dominio dell’Italia, del suo popolo, del suo sistema socio-economico, delle sue risorse naturali, del suo patrimonio culturale.

Vi è un blocco internazionale che vuole mantenere un’Italia asservita agli interessi dei poteri politico-burocratici ed economico-finanziari che dominano il sistema mondiale.

Si tratta di poteri che, da un punto di vista storico, si formano e si consolidano tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento (precisamente negli anni tra il 1870 e il 1914, ossia durante la cosiddetta “età dell’imperialismo”), con la formazione di enormi apparati industriali, finanziari e bancari e lo sviluppo di un intreccio sempre più profondo tra politica ed economia, in cui alla politica è richiesto non tanto di occuparsi del bene comune, ma piuttosto del profitto di pochi.

Il nuovo governo, espressione di due forze politiche sovraniste, potrebbe liberare l’Italia dall’asservimento e restituire il paese agli italiani e alle italiane: ciò evidentemente fa paura alle forze favorevoli al mantenimento dello status quo. 

E altrettanta paura fa quella volontà di radicale cambiamento espressa dagli italiani e dalle italiane nelle elezioni del 4 marzo, una volontà che si è andata rafforzando nei mesi successivi, coinvolgendo un numero crescente di persone.

Una volontà di radicale cambiamento che significa anche mettere in discussione gli assetti socio-economici esistenti e i privilegi delle caste in direzione di una società più giusta e più equa, così come significa anche che sulle più importanti decisioni politiche la comunità dei cittadini e delle cittadine deve essere coinvolta e ascoltata.

La rivoluzione che grazie al Movimento 5 Stelle si annuncia in Italia viene osteggiata in tutti i modi, ivi compreso l’incredibile veto del presidente della Repubblica sul nome di Paolo Savona come possibile ministro dell’economia.

Oggi in Italia si combatte una battaglia fondamentale tra il sovranismo e una nuova visione della società da un lato e il globalismo e il mantenimento dello status quo dall’altro, una battaglia tra chi vuole il cambiamento e chi vuole che nulla cambi: la posta in gioco è il nostro paese e quella sovranità che in base all’articolo 1 della Costituzione appartiene al popolo.

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