giovedì 17 maggio 2018

La Buona scuola e l'accordo di governo Di Maio Salvini


Il paragrafo 22 dell’accordo di governo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini è dedicato alla scuola e proprio in apertura di tale documento si afferma che «l’istruzione deve tornare al centro del nostro sistema Paese» e che per avere una scuola di qualità «occorre ripartire innanzitutto dai nostri docenti».

Si tratta di affermazioni che mostrano la consapevolezza dei due esponenti politici dell’importanza strategica della scuola e del personale docente per la nostra società.

Diversi elementi contenuti in tale paragrafo 22 riguardano la cosiddetta Buona scuola (che di “buono” ha molto poco, oltre al nome), riforma della scuola voluta da Matteo Renzi e dietro cui si cela una mentalità autoritaria e un attacco alla qualità della scuola pubblica.

La “chiamata diretta” (ossia il fatto che i docenti vengano scelti direttamente dai dirigenti scolastici sulla base di parametri soggettivi e arbitrari, e per di più applicati soggettivamente e arbitrariamente) ha mirato a trasformare la scuola in una struttura verticistica e gerarchizzata con un “uomo solo al comando”. Questa ideologia dell’uomo solo al comando è tanto più pericolosa se applicata a un’istituzione quale la scuola pubblica chiamata ad essere luogo e presidio di libertà.

La Buona scuola voleva dei docenti ideologicamente e fattualmente asserviti al dirigente scolastico trasformato in “capo” della scuola, ledendo in profondità quella libertà di insegnamento che è un valore costituzionale e che deve necessariamente caratterizzare una qualsiasi attività di insegnamento e ricerca degna di questo nome.

Ma l’asservimento della classe dei docenti si è realizzato, sempre a causa della Buona scuola, anche attraverso una folle mobilità guidata da un misterioso algoritmo che ha immiserito e sradicato dal loro territorio migliaia di docenti costretti, con uno stipendio di poco superiore ai mille euro, ad insegnare a centinaia o migliaia di km da casa affrontando spese insostenibili; una mobilità che non di rado ha avuto l’effetto di dividere famiglie con bambini piccoli.

Ma un docente con un reddito sotto la soglia di povertà e sradicato dal suo territorio e dai suoi affetti, in che modo e a costo di quali sacrifici può garantire la qualità dell’insegnamento nella scuola pubblica? E in che modo può farsi carico delle difficoltà, scolastiche ma non solo, dei suoi allievi e delle sue allieve?

Oggi finalmente Movimento 5 Stelle e Lega dichiarano di voler superare con urgenza la Buona scuola, come si legge nell’accordo di governo: «Le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. “Buona Scuola”, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta».

Sono tre in particolare gli aspetti della Buona scuola sui quali il futuro governo Movimento 5 Stelle Lega intende intervenire.

Il primo aspetto riguarda i trasferimenti provocati dalla Buona scuola: «Saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record), che non consentono un’adeguata continuità didattica».

Il secondo aspetto riguarda il superamento della chiamata diretta: «Un altro dei fallimenti della c.d. “Buona Scuola” è stato determinato dalla possibilità della “chiamata diretta” dei docenti da parte del dirigente scolastico. Intendiamo superare questo strumento tanto inutile quanto dannoso».

Il terzo aspetto riguarda l’alternanza scuola lavoro, strumento che nell’attuale configurazione viene considerato dannoso e che, si legge nell’accordo, «si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento».

Altri aspetti positivi dell’accordo riguardano la volontà di intervenire sulle “classi pollaio” e di investire nell’edilizia scolastica.

Desta invece qualche perplessità l’aver riproposto il “mito” della formazione continua: «garantiremo ai nostri docenti una formazione continua» si legge nell’accordo. Se ciò significa mettere a disposizione dei docenti del tempo per dedicarsi ad attività di studio e ricerca o anche delle risorse economiche per acquistare libri e riviste, allora è una buona idea quella di garantire una formazione continua; se invece si pensa di obbligare i docenti a frequentare inutili corsi di formazione acquistati su quello che è un vero e proprio “mercato della formazione” di dubbio livello, allora si è sulla cattiva strada.

Un docente, se ha meritato di arrivare in cattedra, deve necessariamente sapersi formare e aggiornare in piena autonomia, e, anzi, dovrebbe saper fornire ai propri allievi e alle proprie allieve gli strumenti per essere autonomi e indipendenti nell’apprendimento, nello studio, nella crescita culturale, nello sviluppo di un pensiero critico.

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2 commenti:

  1. Ho stampato la copia inviatami dal Movimento, mi riservo di leggerne i contenuti prima di esprimere un giudizio. Resta il mio convincimento che si andrà ad elezione alquanto presto, autunno 2019 come data utile. La evidente ostilità dei due partiti di centro destra FI e FDI. Quest'ultima che teme di scomparire anch'essa a beneficio della Lega...timore consolidato anche in Forza Italia, ma che spera nella efficacia (dubito) della riabilitazione e candidatura di Berlusconi. Ci sarà al momento opportuno, i giochi sono tanti, una maggioranza di opposizione, a cui Salvini non potrà dire di no...tutta mirata a destabilizzare elettoralmente il Movimento..

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  2. Non capisco perché affidare le classi di Scuola Primaria a professori di Scienze Motorie, il cui sbocco occupazionale, chiaramente espresso, al momento dell’immatricolazione é l’insegnamento nelle scuole medie; mentre appositamente formati per insegnare alla Primaria ci sono i Laureati in Scienze della Formazione Primaria! Perché lo Stato disattende ciò che promette al momento dell’immatricolazione?

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