domenica 27 maggio 2018

Il colpo di Stato di Sergio Mattarella


di Alessandro Negroni

Nell’ordinamento costituzionale italiano il presidente della Repubblica non ha il potere di scegliere i ministri: il rifiuto di Sergio Mattarella di nominare Paolo Savona ministro dell’economia si configura da un punto di vista tecnico come un colpo di Stato.

In un articolo scritto sabato 26 maggio e apparso oggi 27 maggio sull’Osservatorio politico M5S, avevo avvertito, anche sulla base di informazioni a mia disposizione, come fosse in atto un massiccio attacco volto a impedire in qualsiasi modo la nascita del governo Movimento 5 Stelle Lega, articolo non a caso intitolato Attacco eversivo al governo di Conte: la posta in gioco.

Nella serata di oggi 27 maggio mi ritrovo a scrivere il presente articolo Il colpo di Stato di Sergio Mattarella, articolo che nessuno all’interno dell’Osservatorio avrebbe mai voluto scrivere.

Si tratta tecnicamente di un colpo di Stato in quanto il veto di Mattarella su Savona è un fatto che si colloca al di fuori della legge (precisamente al di fuori della Costituzione) ed è volto a modificare il vigente ordinamento dei poteri pubblici.

Mattarella nella sua dichiarazione afferma di non aver accettato di nominare Savona ministro dell’economia, per quanto tale nome fosse stato proposto da Giuseppe Conte, e riconosce di aver rifiutato la nomina a causa di una precisa motivazione politica: la posizione critica di Savona nei confronti dell’euro, una posizione che secondo il presidente della Repubblica avrebbe potuto provocare la fuoriuscita dell’Italia dall’euro.

La scelta di Mattarella e le sue dichiarazioni si collocano al di fuori della Costituzione per due semplici ragioni.

La prima ragione è che il presidente della Repubblica non può rifiutarsi di nominare ministro le personalità indicate dal presidente del Consiglio incaricato: non ne ha il diritto e neppure il potere.

L’articolo 92 della Costituzione molto chiaramente dispone: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri».

E tale articolo della Costituzione, per come ordinariamente interpretato dalla dottrina costituzionalistica, significa che la scelta dei ministri spetta al capo del governo e non al presidente della Repubblica. Come scrivono tre autorevoli giuristi in un diffuso manuale di diritto pubblico: «Lo stesso art. 92, secondo comma, dice che il presidente della Repubblica nomina liberamente il presidente del Consiglio, ma solo su proposta di questo nomina i ministri. Ma a sua volta il presidente del Consiglio non può non tener conto, nel proporre le nomine dei ministri, delle indicazioni dei partiti che verranno a formare la maggioranza» (Paolo Barile, Enzo Cheli, Stefano Grassi, Istituzioni di diritto pubblico, Cedam, Padova 1995, pp. 224-225).

La seconda ragione è che il presidente della Repubblica non può determinare la politica del governo: non è il presidente della Repubblica che può arrogarsi il potere di decidere se il governo deve avere una politica favorevole o contraria all’Unione europea o se il governo deve o meno essere favorevole alla permanenza dell’Italia nell’euro. 

Nell’ordinamento costituzionale italiano non è il presidente della Repubblica a poter decidere la politica del governo: è il primo ministro che, a norma di Costituzione, decide ed è responsabile della politica del governo. Al riguardo, molto chiaramente l’articolo 95 della Costituzione afferma: «Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri».

Oltretutto né l’Unione europea, né l’euro sono principi costituzionali fondamentali e inviolabili, al contrario: l’Unione europea è una semplice organizzazione internazionale e l’euro è una semplice valuta di paesi che hanno volontariamente scelto di aderire a un trattato che prevede di utilizzare tale valuta.

Il popolo sovrano, e il governo che ne è espressione, non può mai violare principi costituzionali fondamentali, ma ha il pieno potere di uscire da una qualsiasi organizzazione internazionale e, similmente, ha il potere di decidere quale valuta utilizzare sul territorio dello Stato.

Il Movimento 5 Stelle ha immediatamente e correttamente evocato la possibilità di porre in stato di accusa Mattarella, in base a quell'articolo 90 della Costituzione che prevede la possibilità che il presidente della Repubblica sia messo in stato di accusa per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

A prescindere da ogni considerazione di tipo giuridico, in un articolo apparso sull’Osservatorio già il 14 maggio e intitolato Perché Mattarella è un pericolo per l’accordo Di Maio Salvini, erano state puntualmente indicate le ragioni politiche sostanziali per le quali Mattarella avrebbe cercato di impedire in tutti i modi la nascita di un legittimo governo sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega.

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