giovedì 1 novembre 2018

La giusta battaglia di Alfonso Bonafede (M5S) contro la prescrizione


La battaglia di Alfonso Bonafede, ministro della giustizia, contro la prescrizione è sacrosanta, nonostante i violenti attacchi che sta subendo in queste ore da parte dei difensori di quel vecchio regime che garantiva impunità ai potenti.



Per annunciare la volontà di riformare la prescrizione Bonafede ha scelto simbolicamente la cerimonia di due giorni fa per ricordare le vittime del terremoto di San Giuliano (ove il 31 ottobre di sedici anni fa un violento terremoto distrusse la scuola Jovine, provocando la morte di ventisette bambini e della loro maestra): «Nel decreto Anticorruzione presenterò un emendamento per fermare la prescrizione per tutti i reati a partire dalla prima sentenza» ha affermato il ministro parlando ai comitati delle vittime delle stragi in Italia (da Viareggio 2009 a Moby Prince, da Porto di Genova a Rigopiano, da Casalecchio sul Reno a L’Aquila). 

In commissione giustizia alla Camera dei deputati è stato presentato un emendamento al disegno di legge anticorruzione che prevede di bloccare la prescrizione per tutti i reati dopo il primo grado di giudizio.

La prescrizione nel diritto penale è l’estinzione del diritto di punire o del diritto di applicare a un condannato una determinata pena a causa del decorso di un determinato arco temporale.

In Italia la prescrizione, anche a causa dei tempi lunghi dei processi, garantisce una sostanziale impunità a chi commette dei reati, soprattutto quando gli autori dei reati abbiano la disponibilità economica per garantirsi un team legale di qualità e influente, in grado di rallentare in tutti i modi i processi.

A causa della prescrizione, le vittime dei reati finiscono per non ottenere giustizia, anche se i responsabili dei reati vengono individuati e condannati. 

Un esempio, ma purtroppo se ne potrebbero fare molti, noti e meno noti, in cui la prescrizione finirà per negare giustizia alle vittime è il caso di Viareggio. La strage ferroviaria di Viareggio (2009) uccise trentadue persone per il deragliamento di un treno carico di gpl. Il 13 novembre 2018 a Firenze inizierà il processo di appello, ma la prescrizione estinguerà il reato di lesioni colpose plurime gravi e gravissime e il reato di incendio: così nessuno dei ventitre condannati in primo grado (tra i quali molti ex dirigenti di aziende legate a Ferrovie) potrà essere chiamato a rispondere per tali reati. In altre parole, la strage di Viareggio rischia di rimanere impunita.

Peraltro, pochi mesi fa, proprio parlando ai familiari delle vittime della strage di Viareggio, Bonafede osservava: «Non esiste uno Stato di diritto che si presenta un giorno davanti al padre di un ragazzo morto e gli dice è scaduto il termine, adesso si va a casa». 
 
Numerosi gli attacchi subiti da Bonafede. Per la giunta dell’Unione camere penali la riforma della prescrizione sarebbe di «inaudita gravità»: non è grave che chi commetta dei reati resti impunito, non è grave che le vittime restino senza giustizia, sarebbe invece grave una riforma che garantisca che i colpevoli vengano puniti. Forse gli avvocati penalisti possono aumentare esponenzialmente le loro parcelle quando riescono, grazie alla prescrizione, a garantire l’impunità ai loro clienti facoltosi, ma tale impunità è un danno gravissimo per la giustizia.

Altri attacchi sono venuti dal Partito democratico e da Forza Italia, movimenti politici che si schierano apertamente a favore dell’impunità e che non perdono occasione per attaccare il Movimento 5 Stelle.

Alfredo Bazoli, capogruppo del Pd in commissione giustizia, si è detto preoccupato per la riforma della prescrizione che, a suo dire, «allungherebbe senza fine i procedimenti, lasciando i cittadini in balia di processi eterni»: certo Bazoli, la soluzione per abbreviare la durata dei processi è quella di lasciare impuniti i colpevoli (senza dimenticare che spesso sono proprio gli avvocati degli imputati a cercare di allungare senza fine i procedimenti per arrivare alla prescrizione). Con ciò non intendiamo ovviamente affermare che non si debba agire per abbreviare la durata dei processi, ma è certo che il problema della durata dei processi non può essere risolto negando la giustizia alle vittime di reati e ai loro familiari.

Pierantonio Zanettin,  componente di Forza Italia della commissione Giustizia, parla addirittura di un «gravissimo vulnus alla civiltà giuridica del nostro paese», come se si potesse parlare di “civiltà giuridica” in riferimento a un sistema come quello italiano che da decenni garantisce una sostanziale impunità a chi commette reati, come se si potesse parlare di “civiltà giuridica” in un paese in cui non esiste la certezza della pena, ma piuttosto la quasi certezza dell’impunità, soprattutto per i potenti.

Va comunque ricordato, a onor del vero, l’apprezzamento dell’Associazione nazionale magistrati (ANM) per la riforma della prescrizione proposta da Bonafede: evidentemente i giudici vedono con i propri occhi le conseguenze scellerate che la prescrizione produce in Italia.

La riforma della prescrizione è una misura urgente e necessaria per il nostro paese: chi commette dei reati, e soprattutto chi commette dei reati gravi e viene condannato in primo grado, deve sapere che non sfuggirà alla giusta pena. E i cittadini che subiscono dei reati gravi, devono sapere che lo Stato garantirà loro sia fatta giustizia.

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