mercoledì 9 gennaio 2019

Di Maio e Di Battista: "tagliare gli stipendi dei parlamentari". Bene, ma colpiamo anche gli stipendi d’oro dei manager

di Alessandro Negroni

Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno dichiarato che nel 2019 una «bella legge taglierà gli stipendi di tutti i parlamentari della Repubblica» (cosa poi ribadita da Di Maio in un'intervista al Corriere della sera).

L’annuncio è stato dato nel corso di un videomessaggio di auguri per il 2019 registrato in montagna, nel corso del quale Di Maio ha anche ricordato come nell’anno appena passato il Movimento abbia combattuto quella classe di privilegiati che si è opposta al cambiamento.

La lotta ai privilegi è una battaglia storica del Movimento 5 Stelle e, se vogliamo, una delle ragioni fondamentali del suo successo elettorale. Molti di noi, negli anni in cui il Movimento muoveva i suoi primi passi, hanno scelto di diventare attivisti proprio per lottare contro i troppi privilegi della casta e per contribuire a costruire una società più equa e giusta.

La lotta ai privilegi deve tornare al centro dell’attività politica del Movimento.

Si tratta in primo luogo di tagliare gli stipendi dei parlamentari e soprattutto di ridimensionare i rimborsi ai quali hanno diritto: forse non tutti sanno che ai parlamentari rimborsiamo di tutto, dall’affitto ai viaggi, dai ristoranti al telefono personale.

I rimborsi sono il vero scandalo, molto più dello stipendio da parlamentare: l’indennità di parlamentare si attesta sui cinquemila euro netti, mentre i rimborsi (che per lo più non sono neppure “rimborsi” per spese effettivamente sostenute) si attestano sui diecimila euro netti (senza considerare cose come le vacanze all’estero mascherate da inutili viaggi istituzionali o tutte le varie indennità percepite per pseudo incarichi parlamentari).

Con queste somme il parlamentare entra a pieno titolo nella casta dei privilegiati e inizia a fare la “bella vita” con i soldi degli italiani. Ma la lotta ai privilegi non può assolutamente limitarsi a una revisione della retribuzione dei parlamentari che, tutto sommato, sono (dovrebbero essere) i rappresentanti del popolo.

Una seria lotta ai privilegi significa colpire gli stipendi d’oro che troppi percepiscono in Italia: mi riferisco agli scandalosi trattamenti economici di dirigenti (ma anche di funzionari) pagati a peso d’oro, magari per fare poco o nulla, imboscati in regioni, province, autorità indipendenti, nel settore pubblico, in enti parastatali, nelle società partecipate.

Si pensi che nel 2015 lo stipendio medio dei dirigenti pubblici è stato di circa 350.000 euro all’anno, il più alto al mondo dopo l’Australia (fonte: Ocse, Rapporto economico 2017). Inutile dire che in Italia gli stipendi dei normali cittadini sono invece tra i più bassi dell’Europa occidentale, con casi eclatanti come quello degli insegnanti.

C’è tutta una massa di persone che percepisce stipendi d’oro a carico della collettività e che rappresenta una casta che si oppone attivamente e passivamente a qualsiasi forma di cambiamento: se non la combattiamo con determinazione, mettendo mano agli stipendi d’oro, non potremo vincere la nostra battaglia contro il privilegio, per il cambiamento e per una società più equa e giusta.

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