domenica 10 febbraio 2019

Il M5S vuole cambiare Bankitalia: la posta in gioco


All’assemblea dei risparmiatori danneggiati dalla liquidazione delle banche popolari venete, tenutasi a Vicenza il 9 febbraio, Luigi Di Maio ha espresso parole chiare sulla necessità di rinnovare Bankitalia.

Così Di Maio: «Io dico soltanto che Banca d’Italia ha bisogno di discontinuità. [...] Se si devono rinnovare delle cariche dentro Bankitalia, noi chiediamo discontinuità e quindi non possiamo pensare di riconfermare le stesse persone che sono state nel Direttorio», anche in considerazione di quanto accaduto ai risparmiatori nel caso delle banche venete (nota: il Direttorio è l’organo di autogoverno della Banca d’Italia ed è costituito dal governatore Ignazio Visco, dal direttore generale Salvatore Rossi e da tre vicedirettori generali).

Prima ancora, nel consiglio dei ministri di giovedì notte, il Movimento 5 Stelle, grazie a Di Maio e non senza difficoltà, aveva fermato la conferma di Luigi Signorini a vicedirettore generale di Bankitalia. E ciò nonostante la resistenza opposta da Giovanni Tria e Giancarlo Giorgetti, entrambi favorevoli alla riconferma di Signorini, sostenuto dal consiglio superiore di Bankitalia.

La determinazione di Di Maio e del Movimento ha portato successivamente lo stesso Matteo Salvini ad accettare la linea del rinnovamento di Bankitalia: il leader della Lega ha infatti riconosciuto l'esigenza di azzerare i vertici di Banca d'Italia e Consob. 

A febbraio, grazie al Movimento, inizierà i lavori una commissione di inchiesta sulle banche, presieduta da Gianluigi Paragone, e al riguardo Di Maio ha affermato: «Chiamiamo Consob e Bankitalia per primi. Li convochiamo tutti e iniziamo a farli cantare perché i conflitti di interesse nelle banche hanno spolpato i risparmiatori».

Si apre una battaglia decisiva per cambiare i vertici di Bankitalia, che è poi parte di una battaglia più generale che il Movimento è chiamato a combattere contro la casta burocratica, legata al vecchio regime e piena di privilegi, che occupa snodi strategici dello Stato.

La posta in gioco di tale battaglia è rappresentata dalla possibilità stessa di cambiare il paese, di migliorarlo e di realizzare quella rivoluzione che il Movimento rappresenta.

Una rivoluzione che significa mettere al centro dello Stato il popolo come detentore della sovranità, una rivoluzione che vuole restituire potere, libertà e dignità a tutti i cittadini, una rivoluzione in cui le caste vengono spazzate via insieme ai loro privilegi e in cui vengono distrutti quei legami clientelari e quel nepotismo che hanno dominato per decenni il nostro paese.

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