mercoledì 21 agosto 2019

Discorso integrale di Conte al Senato - trascrizione (20.08.2019)


di Osservatorio politico M5S


Trascrizione completa del discorso di Giuseppe Conte al Senato del 20 agosto 2018 (comunicazioni al Senato e successiva replica al termine del dibattito in aula). Un discorso da leggere e da meditare.


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Comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato


Gentile Presidente, gentili Senatrici, gentili Senatori, ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno, leader di una delle due forze di maggioranza.

Ho sempre limpidamente sostenuto che, in caso di interruzione anticipata dell'azione di Governo, sarei tornato qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la fiducia.

Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di un giurista, né è dettata da un moto di orgoglio personale. Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in quest'Aula, franco, trasparente, sia lo strumento più efficace per garantire il buon funzionamento di una democrazia parlamentare. Non si tratta, evidentemente, di rendere omaggio a mere regole di forma, bensì di rispettare regole che implicano sostanza politica, poste a presidio della piena tutela dei diritti di tutti i cittadini.

Il giorno 8 agosto 2019 il Ministro Salvini, dopo avermi anticipato la decisione nel corso di un lungo colloquio, ha diramato una nota, con la quale ha dichiarato che la Lega non era più disponibile a proseguire questa esperienza di Governo e ha sollecitato l'immediato ritorno alle urne elettorali. A conferma di questa decisione, la Lega ha depositato in Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione.

Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave, che comporta conseguenze molto rilevanti per la vita politica, economica e sociale del Paese. Ed è per questo che merita di essere chiarita in un pubblico dibattito che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità da parte di tutti i protagonisti della crisi.

La politica dei nostri giorni si sviluppa, per buona parte, sul piano comunicativo, affidandosi, come sappiamo, al linguaggio semplificato. È un pò il segno inesorabile dei tempi. Ma io ho garantito, fin dall'inizio, che questa sarebbe stata una esperienza di Governo all'insegna della trasparenza e del cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi a mezzo di conciliaboli riservati, comunicazioni affidate ai social, dichiarazioni rilasciate per strada o nelle piazze, senza un pieno e ufficiale contraddittorio. L’unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo istituzionale, in modo trasparente, è il Parlamento, dove sedete voi, rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.

La decisione della Lega di interrompere questa esperienza di Governo al fine di tornare urgentemente alle urne elettorali, la reputo oggettivamente grave e spiego perché. Innanzitutto, questa crisi interviene a interrompere prematuramente un'azione di Governo che procedeva operosamente e che, già nel primo anno, aveva realizzato molti risultati e ancora molti ne stava realizzando.

Due: questo Governo era nato per intercettare l'insoddisfazione dei cittadini che, con il voto del 4 marzo 2018, avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e, per questo, mirava a realizzare un ampio disegno riformatore, che ora viene bruscamente interrotto.

Tre: questa decisione viola il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto all'inizio della legislatura, sottoscrivendo il contratto di Governo con il Movimento 5 Stelle. Ricordo che il contratto prevede, in caso di divergenze, l'impegno delle parti, cito testualmente: «a discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei principi di buona fede e di leale cooperazione».

Quarto: i tempi di questa decisione espongono a gravi rischi il nostro Paese. Una crisi in pieno agosto comporta potenzialmente elezioni anticipate in autunno; considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle nuove Camere e per la formazione del Governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio finanziario provvisorio è altamente probabile. Nell'ambito di una congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il nuovo Governo si ritroverebbe nelle difficoltà di contrastare l'aumento dell'IVA e con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread.

Quinto punto: aggiungo che questa crisi interviene in un momento delicato dell'interlocuzione con le Istituzioni europee. Siamo in avvio di legislatura e proprio in questi giorni si stanno per concludere le trattative per le nomine dei Commissari e per la copertura di altre delicate posizioni. Mi sono sin qui personalmente adoperato per assicurare all'Italia un rilievo centrale nei nuovi assetti, in linea con il prestigio e la forza economica e culturale del nostro Paese. È evidente che l’Italia corre ora il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva difficoltà e debolezza.

Sono queste le ragioni che mi inducono a valutare come fortemente irresponsabile la decisione di innescare la crisi di Governo. Per questa via, permettetemi di dire che il Ministro dell'Interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito.

Considero pienamente legittimo per una formazione politica mirare a incrementare il proprio consenso elettorale, ma affinché un sistema democratico possa perseguire il bene comune e possa funzionare secondo criteri di efficienza, ogni partito è chiamato a operare una mediazione, filtrando gli interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte e valuta le proprie scelte esclusivamente secondo il metro della convenienza elettorale, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere l’interesse nazionale.

Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto di Governo e dando avvio al Governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumono specifici doveri e specifiche responsabilità nei confronti dei cittadini e verso lo Stato, che non è possibile accantonare alla prima convenienza utile.

Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia.

Sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile.

Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal Ministro dell’Interno – e mi assumo tutta la responsabilità di quel che affermo - rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale.

Perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane - certamente già all'esito delle elezioni europee - era chiara l'insofferenza per la prosecuzione di un'esperienza di Governo giudicata evidentemente ormai limitativa delle ambizioni politiche di chi ha chiaramente rivendicato pieni poteri per guidare il Paese?

La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una decisione evidentemente assunta da tempo - mi duole affermarlo con tanta nettezza - è un gesto di grave imprudenza istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del Parlamento, e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria.

Peraltro, questa decisione è stata annunciata dal Ministro dell'interno subito dopo aver incassato l'approvazione, con la fiducia, del decreto-legge sicurezza-bis, con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.

Palesemente contraddittorio appare, infine, il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo, non ritiri i propri Ministri.

Replica del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al termine del dibattito in aula del Senato sulle sue comunicazioni




Signor Presidente, farò una breve replica, perché il pomeriggio è stato molto impegnativo e anche molto lungo.

Tra le varie questioni che avete sollevato c'è stata anche quella dell'immigrazione. Io non sono qui a giustificarmi, non rinnego nulla di quel che abbiamo fatto: non è mio costume, non è nel mio stile e mi assumo tutta la responsabilità per le azioni di Governo.

Solo che vorrei ricordare, se parliamo di politica del Governo sull’immigrazione (date atto per la verità dei fatti), che sin dal primo incontro al Consiglio europeo (giugno 2018) - è stato il mio primo intervento ufficiale in sede europea - io personalmente, rappresentando il Governo, ho portato una piattaforma politica articolata su sei premesse e dieci obiettivi. Quindi, quando si parla del problema dell'immigrazione, vi prego, date atto a questo Governo che ha avuto la capacità di affrontarlo in termini più ampi, più complessi, con piena avvedutezza di tutte le sue implicazioni, a partire dal rapporto e la cooperazione con i Paesi da dove originano questi traffici, a seguire con i Paesi dove queste rotte transitano, ovviamente anche con considerazione per questi viaggi spericolati della morte su barconi improvvisati.
Il problema dello sbarco invece, come sappiamo, è quello che monopolizza presso l'Occidente pressoché tutta l'attenzione mediatica. Poi c'è il problema della redistribuzione, dei rimpatri, dei movimenti secondari e via discorrendo

Se avrete la bontà di recuperare quel documento, vedrete che questo Governo si è reso responsabile di una politica - lo diciamo sempre - di maggiore rigore nella consapevolezza che, per come era stata gestita sino a quel punto, si era rivelata oggettivamente non più perseguibile, inefficace. Al di là del merito e delle valutazioni politiche, dal punto di vista concreto, operativo, pratico non era più perseguibile. Di qui una politica di maggior rigore sul presupposto che una indiscriminata accoglienza equivale a non accoglienza, a negata accoglienza.

Ovviamente, ci sono anche valutazioni strettamente personali: ognuno di noi le può fare, ognuno di noi ha la propria sensibilità. Io personalmente, come giurista, vi invito anche a considerare che il Decreto Sicurezza bis è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri in una versione originaria che io - ripeto - personalmente ho cercato di negoziare e presentava un impianto complessivo che ancora adesso giudico più coerente e più equilibrato rispetto alla versione finale, che poi è stata legittimamente modificata in sede di conversione dal Parlamento sovrano.

Ancora. Mi è stato anche detto: «Presidente, ma tutte queste questioni, come mai questo ravvedimento tardivo o altro?». Vorrei chiarire: nessun ravvedimento.

E vorrei anche chiarire, se sono stato frainteso, che non ne ho mai fatto e non ne faccio ancora oggi una questione personale tra me e gli amici della Lega, tra me e il Ministro dell'interno Matteo Salvini, con il quale ancora oggi io mi fermerò assolutamente a fare una chiacchierata e a dirgli il mio dissenso su tante questioni e a riferirgli della mia diversa sensibilità, come ho già fatto in passato, su tante questioni.

E a conferma che non è una questione personale, io ho ragionato oggi di cultura delle regole, di sensibilità istituzionale, di cultura costituzionale.

E vi invito a considerare, non per giustificarmi - il fatto che mi trovi qui a ripetere queste cose - che il 3 giugno 2019 ho indetto - io, che sono abbastanza sobrio con le parole - una conferenza stampa. In quella conferenza stampa io ho invocato il concetto di leale collaborazione e l'ho declinato addirittura a titolo esemplificativo con esempi concreti.

Ne cito solo alcuni, brevissimamente. Ciascun Ministro deve concentrarsi, per leale collaborazione, sulle materie di propria competenza, senza prevaricare e invadere sfere che non gli competono, onde evitare delegittimazioni e sovrapposizioni suscettibili di compromettere, in prospettiva, non l'onore, ma la credibilità dell'intero Esecutivo e l'efficacia di azione dell'intero Esecutivo. Un problema di funzionalità, quindi. Leale collaborazione significa che, se si hanno delle questioni politiche di qualsiasi tipo da sollevare, lo si fa rispettando la grammatica istituzionale, parlando in modo chiaro al Presidente del Consiglio e alle altre forze che compongono la maggioranza e non lanciando segnali ambigui sui giornali o declamando sui social.

Dicevo ancora, leale collaborazione significa che, quando il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'economia stanno interloquendo con le istituzioni europee per perseguire il fondamentale obiettivo di evitare una procedura di infrazione, nessuno interviene dall'Italia ad alterare questa delicata interlocuzione, riducendola a ulteriore terreno di provocazioni e di rivendicazioni polemiche, perché questo può compromettere il negoziato. E in questa conferenza del 3 giugno 2019, quindi qualche settimana fa, dicevo anche leale collaborazione significa queste e tante altre cose, tutte evidenti, solo che si voglia davvero proseguire lungo la strada del Governo del cambiamento, che altro non è che la strada - come la intendevo io e la intendo - della buona politica che i cittadini invocano da anni.

Ora, quindi, non vorrei essere stato frainteso. Io ho parlato poco, ma l'ho fatto perché ho declinato quel concetto di lealtà, leale collaborazione in termini di sobrietà di parole e operosità nell'azione. Quindi la leale collaborazione mi ha spinto a cercare di riservare questi richiami soprattutto al privato e cercare di evitare di farlo in pubblico. Ma, come vedete, l'ho fatto anche in pubblico. Perché? Perché leale collaborazione secondo me, per come la intendo io, non significa che il Presidente del Consiglio partecipa alla quotidiana polemica politica e anzi la alimenta con i suoi interventi pubblici.

Ora, veniamo al dunque e concludo. La Lega ha presentato una mozione di sfiducia, ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione, ha chiesto elezioni subito, addirittura ha sollecitato anche l'appoggio diretto dei cittadini per ottenere questo risultato. Mi viene riferito da un'agenzia che questa mozione adesso sarebbe stata ritirata. Allora, vedete, e ritorniamo all'amore per le istituzioni e alla cultura delle istituzioni, che poi - attenzione – le istituzioni rappresentano i cittadini. Quindi è l'amore per i cittadini, non lo dimentichiamo. Se amiamo le istituzioni, se amiamo i cittadini, abbiamo il dovere della trasparenza.

Questo passaggio istituzionale è già di per sé molto complicato e molto complesso. L'abbiamo detto e l'avete detto anche voi negli interventi: non è frequente, anzi non è mai accaduto (forse c'è stato un precedente, ma non l'ho approfondito) che ci sia stata una crisi ferragostana, perché comunque siamo a ridosso. Non è semplice per il Paese avere un Governo che, anziché dedicarsi a elaborare un'adeguata ed efficace manovra economica, si ritrovi invece coinvolto in una competizione elettorale.

Non è proprio la stessa cosa, ma qui vedo che non tutti sono d'accordo. Però dobbiamo essere d'accordo su un punto: se amiamo le istituzioni e cittadini, non possiamo affidarci a espedienti, tatticismi, giravolte verbali che io faccio fatica a comprendere. Scusatemi, ma io sono molto lineare: apprezzo la coerenza logica, apprezzo la linearità d'azione.

Se c'è mancanza di coraggio, non vi preoccupate, me la assumo io di fronte al Paese che ci guarda e prendo atto che il leader della Lega Matteo Salvini, che qui è ritornato e lo ringrazio, il quale dopo il 3 giugno ha stentato, nei fatti e nei comportamenti concreti, a cogliere il significato dell'espressione «leale collaborazione», prendo atto che manca del coraggio di assumersi la responsabilità dei suoi comportamenti.

Io l'ho incontrato due volte: ci siamo incontrati il giorno 7 agosto, in cui mi ha anticipato questa sua determinazione molto chiaramente e l'ho invitato a darmi la possibilità di un colloquio col Presidente della Repubblica; è ritornato l'8 agosto e mi ha confermato questa sua determinazione, tanto è vero che subito dopo c'è stata una nota molto esplicita in cui si denunciava pubblicamente la crisi di Governo e si invocava l'urgente ricorso alle urne.

Come dicevo, non c'è nessun problema. È evidente che la responsabilità di una crisi porta visibile la sua firma, ma se gli manca il coraggio sul piano politico, non c'è problema, me lo assumo io. Ritengo che questa sia la conclusione, l'unica, obbligata, trasparente, coerente e lineare.

Vi ringrazio tanto per quest'attenzione, io vado dal Presidente della Repubblica. Grazie.

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