domenica 10 novembre 2019

Crisi del M5S: di chi è la responsabilità?

di Osservatorio politico M5S

Una breve riflessione di Alessandro Negroni, coordinatore dell'Osservatorio politico M5S, sul difficile momento del Movimento e qualche idea per iniziare a uscire  dalla "crisi".



Il pessimo risultato elettorale nelle elezioni regionali dell’Umbria è stata una “batosta” per il Movimento 5 Stelle e gli ultimi sondaggi non sembrano proprio favorevoli al Movimento.

Le elezioni regionali sono cosa diversa dalle elezioni politiche nazionali, ma è anche vero che il tracollo che abbiamo subito alle europee (in parte per specifica responsabilità di Giulia Grillo) e i risultati negativi delle ultime elezioni regionali ci parlano di un Movimento 5 Stelle in crisi.

La nostra azione di governo, nel suo complesso, è stata positiva: si pensi per esempio a provvedimenti come il reddito di cittadinanza, il decreto spazza corrotti e il taglio dei parlamentari; ma ciò, a ben vedere, rende ancor più difficile capire le ragioni dei nostri deludenti risultati elettorali.

Stampa e televisioni non ci favoriscono, ma il nostro successo elettorale, negli anni, è stato sempre ottenuto avendo contro stampa e televisioni: chi da più anni fa parte del Movimento, lo ricorderà perfettamente.

Di fronte al declino del nostro consenso dobbiamo chiederci: che fare? Ci sarebbe molto da dire, ma mi limiterò a indicare sinteticamente tre elementi organizzativi dai quali, prima di ogni cosa, si deve ripartire e senza i quali il Movimento rischia di perdere identità e consenso.

Basta “capo politico” - il nostro Movimento è nato ed è cresciuto come una “comunità”, come un’organizzazione non gerarchica in cui tutti i membri hanno pari valore e contribuiscono insieme a tracciare la direzione che il Movimento deve seguire. Non ci servono “capi” e “capetti”, ci serve rimettere al centro la comunità degli attivisti e creare organi collegiali elettivi, espressione della base, per coordinare il Movimento. Ringraziamo Luigi Di Maio, ma abbandoni il ruolo di “capo politico”: non ci servono “capi”, non siamo dei “sottoposti”, ma piuttosto coloro che gli hanno permesso di diventare vicepremier e ministro. E la carica stessa di “capo politico” sia cancellata.

Siamo “portavoce” e non “onorevoli” - stare seduti in parlamento o in quale “palazzo” ministeriale deve essere proprio bello, tanto che alcuni “portavoce” hanno dimenticato di essere tali, si sentono ormai “onorevoli”, pensano di essere diventati tali per “meriti speciali” (e non per il lavoro degli attivisti) e talvolta si avvicinano sempre più, anche nello stile di vita, a quella casta che il Movimento da sempre vuole combattere. Servono sobrietà, umiltà, contatto costante con gli attivisti per essere “portavoce”.

Carta di Firenze 2019 – si può e si deve ripartire dai principi e dalle proposte contenute nella Carta di Firenze, testo che invitiamo a leggere e sottoscrivere. Forse non è la soluzione a tutti i mali, ma è sicuramente uno strumento che può permetterci, tra le altre cose, di recuperare il nostro elettorato.








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